
Sulla base di un film di alcuni anni fa di W. Allen (
Il dormiglione) in cui un gruppo di scienziati del 2173 si domandava come fosse possibile che nel XX sec. non fossero state comprese le straordinarie proprietà nutritive delle merendine, l'autore battezza come
Curva del dormiglione la tendenza verso l'alto dei mezzi di comunicazione di massa attuali; al contrario di ciò che il luogo comune vuole, la televisione, i film i videogiochi e (naturalmente ) anche Internet, rendono costantemente ed impercettibilmente più acuta la nostra mente, anche quando l'intrattenimento in cui ci tuffiamo viene considerato di bassisima lega. Negli ultimi trent'anni la cultura di massa è diventata in media più complessa e impegnativa, più sofisticata,
pretendendo un impegno cognitivo maggiore ogni anno.
Come già sosteneva McLuhan, e come continuano a sostenere molti di noi, l'errore stà nell'interpretare con i vecchi parametri i nuovi prodotti culturali: spesso si sostiene che i ragazzini non leggono più e passano ore a videogiocare; è chiaro che tutto ciò che viene portato all'estremo sia danoso, ma anche leggere 20 ore al giorno risulta dannoso; se analizziamo con parametri specifici i videogiochi e la loro interattività creata dalla mancanza o dall'ambiguità delle regole, salta immediatamente all'occhio come grazie ad essi vengano sviluppati tutta una serie di facoltà: problem solving, in primis, ma anche una coordinazione oculo-manuale, per non parlare dello sviluppo delle relazioni sociali.
Ancora più evidente è lo sviluppo della Curva del dormiglione se si parla di Tv: pensiamo soltanto alla trama di Dallas e paragoniamola a quella di Lost; l'intreccio fittissimo delle vite di una decina di persone (trame multiple) sarebbe stato improponibile per gli spettatori di Dallas, che seguivano al massimo due o tre intrecci contemporaneamente. Inoltre un'altro fenomeno della tv di oggi, i reality, ci fa riflettere sulla partecipazione attiva degli spettatori inesistente solo qualche anno fa: il format dei reality è la copia fedele di un videogioco; le regole,infatti, non sono stabilite completamente all'inizio(s'impara man mano che si gioca), il lavoro intellettuale volto a scandagliare le regole del sistema per trovare punti deboli e opportunità, la partecipazione del pubblico, identificata soprattutto nell'immedesimarsi del singolo; ma la tv ha anch'essa degli effeti benefici: lo sviluppo della nostra intelligenza emotiva e del nostro QA (quoziente autistico, ovvero la capacità di analizzare il linguaggio non verbale), oltre che la comprensione di molte dinamiche sociali, avendo la possibilità di osservarle in maniera distaccata, dall'alto dell'obbiettività. In questo modo ci si può trovare di fronte a contenuti che a prima vista sembrerebbero poco interessanti ma che richiedono uno sforzo cognitivo atto a sviluppare certe facoltà molto utili anche in altri ambiti:
il contenuto è meno interessante dello sforzo cognitivo che il programma esige. Ciò che importa è l'apprendimento collaterale. (Ancora una volta, come funziona anche per i videogiochi).
La Rete in questo senso sviluppa la curva dell'apprendimento in generale, poichè con la nascita continua di nuove piattaforme ed applicazioni costringe l'utente a sforzarsi di imparare a padroneggiare sempre nuovi ambienti; inoltre, sviluppa la partecipazione diretta in ogni sua forma (soprattutto con gli ultimi sviluppi) e accresce in maniera esponenziale le relazioni sociali.
Infine, anche per i film si può parlare di crescita della complessità e di conseguente rischiesta sempre maggiore di sforzo cognitivo da parte del pubblico, anche se i tempi limitati di un film rallentano un pò questa tendenza.
Nella seconda parte del libro vengono date giustificazioni e dimostrazioni molto valide di quanto esposto fin'ora: la Curva del dormiglione ha 3 origini diverse di natura economica, tecnologica e neurologica.
Una parte della Curva riflette i cambiamenti delle forze di mercato che plasmano l'intrattenimento popolare, una parte emana dalle tendenza a lungo termine delle tecnologie, una parte, infine, deriva da appetiti profondamente radicati nel nostro cervello.
Il testo è da consigliare a tutte quelle persone che sostengono quei luoghi comuni screditanti tutta la cultura di oggi: e da quanto posso constatare ogni giorno sono davvero tanti.