Scusate... sarà un post lunghissimo... qualcuno mi ha contagiata!
Di una cosa vi prego: se arrivaste fino al fondo commentate: mi piacerebbe avere la vostra opinione.
Ieri qui a Torino c'è stata la presentazione del nuovo libro del vicedirettore de La Stampa Vittorio Sabadin "L'ultima copia del New York Times" (costa 15€ e ha 160 pg): l'argomento è chiaramente il futuro dei giornali di carta. La presentazione si è svolta con il supporto del Direttore de La Stampa Anselmi.
Risulta interessante vedere riflettere sulla digitalizzazione due che di Internet ne hanno solo sentito parlare (hanno citato citizen journalism pronunciandolo così come è scritto, hanno elencato due esempi di e-democracy senza citare questo concetto, mi fa quindi dubitare che sappiano cosa sia l'e-democracy: un esempio trattava l'iniziativa di un gruppo di cittadini californiani che hanno indagato insieme ad un giornalista locale l'impennata dei prezzi degli allacciamenti alla rete idrica: hanno scoperto delle tangenti e hanno sgominato i malfattori)
La chiacchierata è esordita con una netta critica a tutti gli studenti di scienze della comunicazione "che studiano per fare i giornalisti, ma non sanno che futuro li aspetta".
Lì per lì mi sono infuriata perchè è ormai un luogo comune che questi poveri scemi di sci-de-com siano così sprovveduti e così impreparati e così stolti... proprio l'ordine dei giornalisti dovrebbe stare molto alla larga da questo schema del fare di tutta l'erba un fascio. I giornalisti stessi hanno sempre dovuto subire una condanna a tutto l'ordine a causa di pochi di loro incompetenti, che hanno diffuso notizie distorte e non troppo vicine alla verità.
Probabilmente non si sono accorti che gli studenti di sci-de-com, almeno non tutti, studiano comunicazione per scrivere in un giornale. A Torino ci sono 3 indirizzi specialistici: Comunicazione di massa e Multimediale - Comunicazione d'Impresa - Comunicazione nella Società dell'Informazione. Solo la prima di queste 3 prevede una preparazione più orientata alla letteratura che potrebbe far pensare ad una futura professione da giornalista.
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Purtroppo è anche vero che ci sono tanti sprovveduti... ma questi ci sono in tutte le facoltà. Ieri ho incontrato una mia compagna delle superiori che studia Sociologia (dopo 7 anni di iscrizione all'università si trova a dover completare il secondo anno) che stava raccogliendo informazioni per scrivere un articolo su LEGGO (a morte la FreePress!!!!!!). Queste le sue parole "... piano piano mi insegnano a scrivere (????) questo è il 5° pezzo che consegno ma non me ne hanno ancora pubblicato uno"
Ho provato a spiegarle che la FreePress andrebbe completamente boicottata: è uno sfregio a chi l'informazione la fa davvero (è un copia-incolla dall'ANSA "Nooooo il responsabile mi ha detto che non è vero" ma vai sul sito dell'Ansa) e soprattutto un'enorme spreco di carta (a fine giornata il centro di Torino è pieno di leggo-metro-etc stracciati che svolazzano). Lei mi ha risposto: "beh l'altra mia idea sarebbe quella di Organizzazione di eventi"
-Avresti dovuto fare sci-de-com-
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Ieri sera alla Feltrinelli avrei voluto controbattere le solite critiche ma ero seduta con altre 25 persone dall'età media sui 55 anni e tutti giornalisti de La Stampa (erano presenti tutte le + grandi firme... vicino a me era seduta la direttrice de La Stampa Web, la Barbero). Non ho trovato le parole giuste per evitare il linciaggio pubblico e ho preferito tacere.
La mia laurea dovrebbe essere un biglietto da visita per il mio futuro mentre ora diventa sempre + motivo di vergogna. Quella stessa generazione che oggi ci sminuisce ha creato quel corso di laurea : un corso di laurea è fatto di un programma di studio. Invece di criticare perchè non cambiano il programma di studi? Secondo la loro pluriennale esperienza quali sono le discipline che ci preparerebbero al meglio???
In ogni caso, il libro riflette sul prossimo futuro dei giornali di carta. I giovani non comprano i giornali perché secondo uno studio (non meglio individuato) non ammettono pagare per essere informati. Quindi (come tutti quelli di quella generazione, che comprende anche i miei genitori, che mi ripetono tutti i giorni questa frase) "siamo contenti di avere 60 anni, essere vicini alla pensione, e non so proprio sti giovani dove andranno a finire...." (@???$%&£!!!???^#§)
Le soluzioni individuate sarebbero:
1. Modello di business fondato esclusivamente sulla pubblicità: La Stampa potrebbe diventare freepress mantenendosi con la pubblicità da inserzione (tagliando però un 30% di spese, e quindi di personale, con un conseguente calo della qualità, dico io)
2. Totalmente on-line: sparisce la versione cartacea e si scrive tutto su web in una versione oscurata (a pagamento)
3. Coinvolgere di più i cittadini (ha usato la parola "sfruttare" e mi sono sentita offesa come possibile utente attiva...) delegando ad essi la cronaca di fatti o gli articoli di opinione: mettendo così fine ad un ordine che già oggi è inutile
Ora mi leggo il libro da cui forse si trarrà di +: la presentazione di ieri non ha mostrato molto, più che altro perchè era un compiacersi dei 2 più potenti nella scala gerarchica del famoso giornale con tutti i loro dipendenti (giocavano in casa e con i loro adepti... è troppo facile così).
Una prima ammonizione per quanto riguarda le edicole: non aspettate troppo nel vendere, altrimenti rischiate di perdere tutto ciò che avete. In che cosa saranno riconvertiti quei chioschetti?
Per quanto riguarda gli studenti di sci-de-com ho alcuni consigli da dare:
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non sprecate troppo tempo della vostra vita all'università... lo so che è bello e divertente ma se dopo 7 anni state ancora al 2° anno fatevi delle domande
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non fatevi mantenere da papà e mamma a vita, troppi studenti non fanno niente (o per lo meno non fanno abbastanza): io personalmente è da quando frequento le superiori che faccio quei lavori da studenti che mi hanno sempre permesso di mantenermi (la macchina, l'assicurazione, i libri, etc) e sono arrivata alla fine (dopo 10 anni di cameriera-barista-addettavenditecartellebingo-teleselling-promotrice) con un gruzzoletto che mi ha permesso di dedicare l'ultimo anno ad uno stage-periododitesi in un centro di ricerca
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fate stage fin dal primo anno (o secondo, forse il primo anno non si può): personalmente il secondo anno di università l'ho passato 3 mattine a settimana (lunedì-martedì-mercoledì) in una agenzia pubblicitaria, le altre 3 mattine a seguire (ma non sempre andavo perchè l'agenzia mi chiedeva spesso di andare a riunioni o incontri sempre + frequenti) e i pomeriggi a lavorare in un bar (pomeriggi che potevano finire alle 20 come alle 22, il w-e lavoravo alternati e tutto il tempo che mi rimaneva studiavo).
L'anno dopo ho lavorato (fatto stage) nella redazione di un giornale locale: in cui non scrivevo affatto bene (come non scrivo bene ora) ma non mi hanno mai fatto una correzione di bozza... solo mi censuravano i pezzi. Una volta scrissi un pezzo sulla giornata della pace e sulla manifestazione che si era svolta a Roma (cui partecipò una delegazione del Comune locale) e mi tagliarono tutta una parte che sosteneva la Pace come principio civile (... magari un pò + enfatizzato di così... come può scrivere una ventenne animata da uno spirito non proprio remissivo...)
- tutte quelle esperienze non mi hanno abituata ad essere stanca (come sostiene chi mi conosce), ma mi hanno fatto capire che:
non voglio fare la baristacamerierapromotriceetc
l'ambiente delle agenzie pubblicitarie è meschino e cruento
il giornalismo di professione sarà presto un mestiere appartenente alla storia come il maniscalco
Potremmo aprire un wiki per gli studenti di sci-de-com, magari chi ha finito da più tempo di me può riportare le sue esperienze... fatevi sentire!